Digitalizzazione del posto di lavoro

La rivoluzione digitale è appena iniziata e già si preannuncia essere di proporzioni molto più grandi rispetto a qualsiasi altra rivoluzione precedente. Anche questa è una rivoluzione che divora i suoi figli: non più lavoro umano, ma «Big Data». È questo il nome del business del futuro. Internet modifica profondamente la nostra società. È bene che la classe media non si faccia cogliere impreparata.


Sulla base dei nostri movimenti oculari e della velocità di clic, misurabili sin d’ora, i datori di lavoro stabiliscono chi lavora in modo concentrato e razionale oppure chi è meglio mandare in prepensionamento. Le conseguenze della digitalizzazione sono molto più ampie di quanto sembri poiché modificano il nostro comportamento e ci rendono manipolabili. Da tempo Facebook e Twitter sono la principale fonte di informazione per grandi parti della popolazione rispetto ai portali Internet delle aziende mediatiche a cui rimandano i social network e che sono predisposti secondo criteri giornalistici.

Come faranno quindi in futuro gli editori di giornali e riviste a realizzare i loro profitti? La soluzione si profila molto chiaramente nel caso della Posta – ma viene da tempo seguita da (quasi) tutte le grandi aziende. La raccolta dati o in inglese moderno «Big Data» è la formula magica: ogni acquisto, ogni lettera, ogni viaggio viene registrato e memorizzato per il nostro profilo di consumo personale. Per non parlare delle transazioni finanziarie registrate fino al minimo dettaglio. Avete delle spese sanitarie elevate? Nessuna assicurazione sarà più disposta a coprirvi.

 

Il divario tra chi decide quale sia la tecnologia da adottare e chi invece la fa funzionare si allargherà come quello tra ricchi e poveri. E nel mezzo si spalancherà il vuoto. Che fare di tutti i funzionari allo sportello, del personale di vendita, dei prestatori di servizi il cui lavoro non serve più e non sarà neppure più retribuito?

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